Roberto Frontali Baritono
  • 10 ottobre 2014

Intervista: Natalia Di Bartolo-operaeopera.com

Intervista a ROBERTO FRONTALI, Scarpia al Met

25/10/2015Editing

New York, 23 ottobre 2015 – 

Roberto Frontali, baritono: non occorre altro per presentarlo.

Il baritono Roberto Frontali

Ha interpretato il ruolo di Scarpia nella Tosca al Met lo scorso 18 ottobre 2015. Grande, grandissimo… Ma sempre amabile come lo conobbi a Catania nel 1997, dove interpretava al Teatro Massimo Vincenzo Bellini il ruolo di Filippo Maria Visconti nella “Beatrice di Tenda” proprio di Bellini, al fianco di Lucia Aliberti e Bruce Ford. Inutili i convenevoli con lui: è la simpatia e la semplicità in persona, oggi come allora.

Natalia Di Bartolo:  Maestro Frontali, cosa è accaduto, a larghi tratti, alla sua carriera da quella Beatrice di Tenda a Catania, che l’ha portata ai meritati traguardi conseguiti? Cosa è rimasto di quel Roberto Frontali, vocalmente, scenicamente e interpretativamente? Cosa è cambiato in lei da allora, come persona e come interprete?

Roberto Frontali: È rimasta la stessa gioia e la stessa motivazione nel fare musica e teatro con gli altri e per gli altri. È una professione che richiede studio applicazione e le verifiche sono continue. I cambiamenti fisici e la vita privata incidono sull’attività. Il nostro strumento non possiamo lasciarlo da qualche parte finito il lavoro: è sempre con noi. Ci mangiamo, ci respiriamo e invecchia insieme a noi. La gestione come per uno sportivo è molto importante se si vuole avere una lunga carriera.

Natalia Di Bartolo: Perché anni fa si è dedicato al Bel Canto e all’opera buffa, al Barbiere di Siviglia in particolare?

Roberto FrontaliHo cominciato come baritono lirico e per anni ho cantato tutto il repertorio belcantistico. Rossini, Donizetti e Bellini. Una grande scuola che mi ha permesso di affrontare Verdi nel modo giusto ed ora sono approdato a Puccini e al Verismo. Con Verdi e con Puccini  l’aspetto interpretativo diventa fondamentale. Non basta avere una bella voce e cantare, ma è necessario approfondire la psicologia dei personaggi e farli vivere sulla scena.

Natalia Di Bartolo: Che cambiamenti ha riscontrato nel tempo la sua voce, se ne ha riscontrati? Quale percorso ha seguito per arrivare dal Bel Canto a Verdi e a Puccini? Quali ruoli l’hanno aiutata a “passare” da un repertorio all’altro e come? 

Roberto FrontaliCerto la voce subisce un’ evoluzione naturale data dal tempo, dalla tecnica e dalla ricerca continua. Passando da Rossini a Verdi anche l’appoggio cambia. Per cantare Rossini ci vuole agilità e brillantezza, per cantare Verdi c’è bisogno di un grande legato, un sostegno maggiore e più profondo. Ho cantato Verdi anche agli inizi della carriera (Traviata,Don Carlo, Ford nel Falstaff) ma solo quando ho cominciato a fare i grandi ruoli verdiani ho capito come si dovevano affrontare le sue partiture.

Natalia Di Bartolo: Adesso lei è un acclamato interprete verdiano, anche uno Jago di ottima resa e successo, e pucciniano. Diversi di questi personaggi sono definiti “cattivi”. Cosa prova una persona aperta, simpatica, “normale” come lei a impersonare ruoli come Jago o Scarpia? Cosa scatta in Roberto Frontali sulla scena che lo porta ad essere un personaggio credibilmente “negativo”? Sono anche le caratteristiche della sua voce? E’ un lato nascosto del suo carattere? Qual è il segreto del suo successo?

Roberto FrontaliRitengo che la sfida più grande sia proprio quella di spogliarsi dei propri panni e dare vita ai personaggi nel modo migliore. Non bisogna essere cattivi nella vita per interpretare ruoli cosidetti da “cattivo”. In realtà sono stereotipi pieni di pathos molto spesso maniacali, perversi e schizofrenici, in fondo molto moderni.Così basta essere buoni osservatori dei vizi e delle virtù umane  per essere buoni interpreti. Un po’ il lavoro che fanno gli imitatori con le loro vittime.

Natalia Di Bartolo: A che punto della sua carriera ritiene di essere giunto?

Roberto FrontaliA nessun punto. Ho cominciato nell’86 e sono passati 28 anni senza essermene accorto. Lo studio, i cambi di repertorio e le evoluzioni vocali non mi hanno dato il tempo di fissare un obiettivo o un punto di arrivo. Solo vedendo i miei figli ormai adulti sono cosciente che il tempo è passato e in fretta.

Natalia Di Bartolo: Qual/li è/sono comunque, fra tutti, a tutt’oggi il/i personaggio/i che ama di più interpretare e quale quello/i che prevede di mettere in scena? E perché?

Roberto FrontaliIl prossimo personaggio è sempre il più interessante. Non nego tuttavia di avere una predilezione per Jago, Falstaff e Scarpia proprio per la possibilità di dare ad ogni parola e ad ogni frase un colore e un’intenzione diversa.

Natalia Di Bartolo: Oltre ai ruoli già sperimentati, che repertorio le piacerebbe esplorare che ancora non ha esplorato?

Roberto FrontaliForse mi piacerebbe fare l’Olandese volante.

Natalia Di Bartolo: Esiste un personaggio che amerebbe tanto impersonare, ma che ritiene improbabile, se non impossibile, per le sue caratteristiche vocali di baritono?

Roberto FrontaliCredo che ormai sarà difficile fare il don Giovanni di Mozart un po’ perché a pochi cantanti italiani è permesso avvicinarsi a quest’autore (non ne capisco il perché !!) e poi per motivi anche anagrafici a meno che non si voglia fare un don Giovanni schnitzleriano!!!

Natalia Di Bartolo: Questa Tosca al Met che ha appena interpretato cosa ha rappresentato per lei? Ci può accennare un suo pensiero sulla produzione?

Roberto FrontaliTosca ha segnato il mio ritorno al Met dopo 6 anni di assenza. Un teatro dove ho cantato quasi cento volte, debuttando nel ’92 con Elisir D’Amore (la stessa opera con cui ho debuttato a Catania) poi Lucia, Traviata, Trovatore, Luisa Miller, Falstaff, Boheme, Barbiere, Adriana Lecouveur, Rigoletto ed ora Tosca. Questa Tosca è uno spettacolo minimalista, dove ci sono elementi che ricordano Roma, ma niente Sant’Andrea della Valle, niente Palazzo Farnese e niente Castel S’Angelo. In questo caso sugli artisti è tutto il peso della riuscita dello spettacolo. Bisogna essere credibili al 100%.

Natalia Di Bartolo: Cosa pensa delle messe in scena e delle regie “attualizzate” che vanno oggi per la maggiore, come quella in cui era ambientata la Tosca di New York?

Roberto FrontaliLe regie sono un vero problema per il teatro lirico. Spesso i registi di cinema o di prosa si avvicinano all’Opera senza capire né la musica né il linguaggio. Per esempio ritengo che alcune opere necessitino di una maggiore spettacolarizzazione:  Turandot, Aida, Nabucco; mentre altre possono prestarsi anche a letture più attualizzate. Ma ci vuole la genialità sia nel caso di uno spettacolo tradizionale che in uno d’avanguardia. Per andare sul concreto, ritengo che la Turandot di Zeffirelli rappresentata in questi giorni qui a New York sia ancora godibilissima e spettacolare nonostante siano passati molti anni dalla sua prima rappresentazione, mentre d’altro lato ho trovato  geniale un Trittico in versione moderna a cui ho partecipato con la regia di Michieletto, che tra l’altro sarà ripreso nella stagione dell’Opera di Roma e rappresentato per la prima volta in Italia ed al quale prenderò parte.

Natalia Di Bartolo: Il suo rapporto col pubblico. In particolare, cambia qualcosa tra il pubblico europeo e quello extraeuropeo?

Roberto FrontaliOgni pubblico ha le sue caratteristiche: è chiaro che un pubblico italiano possa seguire con maggiore attenzione il testo. Donizetti diceva che l’Opera lirica è parole in musica. Può succedere per esempio,come qui al Met, che il pubblico sghignazzi quando Tosca dice a Cavaradossi ” Ma falle gli occhi neri…” , pensando forse ad un colpo da KO.

Natalia Di Bartolo: I suoi prossimi impegni?

Roberto FrontaliI prossimi impegni mi vedranno ancora nei panni di Scarpia a Tokyo e a Londra e a seguire canterò Adriana a Bruxelles e Luisa Miller ad Amburgo. Poi, come dicevo, Tabarro e Schicchi nel Trittico pucciniano e Traviata all’Opera di Roma.

Ritengo superfluo aggiungere altro se non un sorriso e un abbraccio.

©Natalia Di Bartolo

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